La palla da cricket: un classico giallo deduttivo

Ho appena tradotto e pubblicato un altro libro di J. Jefferson Farjeon, un autore britannico valido esponente della “Golden Age of detective fiction“, di cui parlerò in seguito

Il titolo italiano (La palla da cricket) è molto diverso da quello originale (Seven Dead), ne sono consapevole, ma quel piccolo oggetto fuori posto costringe detective e lettore a cercare di capirne il significato fino alla fine!

Ho incluso questo volume in una collana “Le indagini dell’ispettore Kendall”, non tanto perché il detective incaricato delle indagini è lo stesso, quanto perché il registro linguistico, lo stile narrativo e le caratteristiche dei personaggi accomunano i due libri.

Per le scelte stilistiche e l’ambientazione, vi rimando all’articolo precedente, per chi vorrà ripassare l’argomento.

Il giallo deduttivo (“Whodunit“) e il decalogo di Knox

Il giallo deduttivo è il papà di tutti i romanzi del genere e vive il periodo di massimo splendore in quell’epopea dorata di cui sopra, quando dalla penna di autori britannici nacquero personaggi come Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle o Hercule Poirot di Agatha Christie, giusto per citarne un paio.

Questo tipo di giallo prevede che il detective risolva il caso e scopra il colpevole (“Whodunit” ovvero “Who has done it?”, “chi è stato”) con le proprie forze e il proprio acume, in una gara con il lettore che riceve le stesse informazioni nello stesso momento.

A fissare le regole che un buon giallo classico deve avere pensò un certo Ronald Arbuthnott Knox, uomo poliedrico dalle mille carriere (è stato presbitero, teologo, scrittore e conduttore radiofonico!), che nel 1929 pubblicò quello che oggi è noto come il decalogo di Knox.

Si tratta di dieci elementi imprescindibili affinché un giallo classico possa essere definito tale. Leggendoli, uno è davvero curioso: secondo Knox, non devono esserci cinesi nella storia! Questa condizione è frutto del fatto che all’epoca il “pericolo giallo” era davvero un cliché e carico anche di stereotipi razziali. Mi viene in mente Fu Man Chu, il genio del male ideato da Sax Rohmer, ad esempio.

Ne “I tredici ospiti”, Jefferson Farjeon ne mette uno, il cuoco, ma è solo un personaggio; certo, gioca un ruolo importante, ma non è la mente criminale della storia. Col tempo, questa regola fu sempre più accantonata.

Per amor di precisione, anche S.S. Van Dine – pseudonimo di Willard Huntington Wright – pubblicò un articolo intitolato Twenty Rules for Writing Detective Stories, ovvero venti regole per scrivere romanzi gialli, e lo stesso fece lo scrittore americano Raymond Chandler – il creatore di Philip Marlowe, il detective privato per eccellenza – che scrisse le sue dieci.

Photo of the iconic Sherlock Holmes plaque on 221B Baker Street brick wall in London.

La Golden Age of detective fiction di nuovo in auge

Il rinnovato interesse per quell’epopea magica per la letteratura gialla a cavallo tra gli anni ’20 e ’50 è dovuto alla riedizione voluta dalla British Library negli anni duemila di molti classici di quel periodo. A questo link trovate alcuni titoli, compresi quelli di J. J. Farjeon, di cui ho un altro libro in lavorazione… Fine dello spoiler! 🙂

Comunque la si guardi, il fascino del giallo deduttivo per me è soprattutto l’assenza di voli pindarici o artifizi utili all’autore per generare sorpresa ma che, a mio avviso, tolgono al lettore la possibilità di seguire le indagini e provare a risolvere il caso come un vero detective.

Anche la televisione ha sfruttato questo stile narrativo creando due serie di grandi successo, ovvero Murder, she wrote (La signora in giallo) e Midsomer Murders (L’ispettore Barnaby). Soprattutto la prima continua a essere in onda senza cali di ascolti, a riprova che il genere funziona!

Detto questo, vi lascio un paio di link: qui https://amzn.to/4qBHflJ trovate “La palla da cricket”, qui invece https://www.berritraduzioni.com/libri-tradotti/ tutti gli altri anche di genere diverso.

Buona lettura!

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