Di recente mi sono dilettata a tradurre un romanzo di Agatha Christie, anche se purtroppo non potrò mai pubblicare il frutto delle mie fatiche per il motivo che spiegherò a breve.
Essendo quel romanzo ambientato negli anni ’30, era fondamentale rispettare le consuetudini linguistiche in uso; potevo sì modernizzare certe espressioni e rendere il testo più scorrevole, ma non potevo, ad esempio, far dare del tu a Hastings da parte di Poirot.
Così, spinta poi dalla mia solita curiosità, mi sono documentata sull’uso del voi e del lei come forma di cortesia. Prima di approfondire, però, vorrei spendere due parole sulla disinformazione che regna sovrana in rete.
Il diritto d’autore
In svariati siti di libri, anche seri, si trovano elenchi di opere che, a loro dire, possono essere ritradotte e ripubblicate in quanto “di libero dominio”, ovvero non più vincolate al diritto d’autore.
In uno di questi c’era anche un romanzo di Poirot. Scioccamente, ero tanto felice all’idea di cimentarmi nella traduzione di un libro della Signora del giallo con la S maiuscola, che non ho verificato attentamente.
In Europa, i diritti patrimoniali, ovvero legati allo sfruttamento economico di un’opera, vigono per 70 anni dalla morte dell’autore; va da sé che, essendo la signora Christie deceduta nel 1976, le sue opere sono assolutamente protette (nel caso specifico da una fondazione diretta attualmente da un nipote).
Occhio alla penna, dunque, mai fidarsi ciecamente di quanto si legge in rete, anche se la fonte sembra attendibile!

Lei o voi?
Oggi senza dubbio Poirot darebbe del “tu” al suo grande amico Hastings e il testo suonerebbe molto più naturale alle nostre orecchie, ma negli anni ’20-’30 non lo avrebbe fatto.
La questione che mi si poneva era se adoperare il “voi” o il “lei” nei dialoghi tra i diversi personaggi.
Facciamo un passo indietro nel tempo. Nel Medioevo, l’italiano, come altre lingue romanze, disponeva di un sistema bipartito imperniato sull’asse tu/voi.
Nella Divina Commedia, Dante si rivolge di norma col tu ai personaggi con cui scambia battute di dialogo, riservando il voi a interlocutori particolarmente autorevoli (“Siete voi qui, ser Brunetto?”).
Il lei si diffuse nelle corti del Rinascimento e si andò via via rafforzando per l’influenza spagnola. Dal Cinquecento al pieno Novecento, la nostra lingua disponeva dunque di un sistema tripartito tu/voi/lei, in cui il tu non era ovviamente utilizzato in contesti formali.
Per diversi secoli, in Italia erano dunque presenti entrambe le forme (lei/voi), con differenze nell’uso legate al rango sociale degli interlocutori, ma anche al grado di familiarità reciproca.
Il lei (che diventava spesso Ella quando è soggetto) era il segno del massimo rispetto tributato a interlocutori illustri, a cui magari ci si rivolge per la prima volta; il voi, meno formale, era indice di rispetto “fra pari”.
Negli anni ’30 il fascismo impose l’uso del voi, con l’unico risultato che fu poi abbandonato completamente a favore del lei.
Tornando al romanzo, avrei potuto utilizzare il voi tra Poirot e Hastings e il lei nei dialoghi tra Poirot e il primo ministro, ad esempio, per differenziare il rango e quindi il rapporto tra i personaggi.
A mio avviso però, la lettura sarebbe risultata inutilmente pesante; un romanzo deve scorrere e l’uso della doppia forma avrebbe solo reso il tutto più faticoso per il lettore.
Conclusioni
Le lingue continuano a essere per me fonte di infinita meraviglia e credo che una buona traduzione non possa prescindere da un attento lavoro di ricerca non solo dei traducenti corretti, bensì anche del contesto in cui si opera.
Non leggerete mai il mio Poirot, ma potete ammirare la splendida copertina che aveva creato per me la bravissima Clarissa Mancosu. Se volete saperne di più sul suo lavoro la trovate su Instagram: _graphicssquad?
Un’ultima “comunicazione di servizio”: per motivi a noi (me e l’editore) ancora oscuri, Amazon ha pensato bene di far sparire tutti i libri da me tradotti e molti altri dello stesso editore, salvo poi ripristinarne una parte.
La versione elettronica di tutti è comunque disponibile sul sito dell’editore all’indirizzo: https://bookstore.tektime.it/bookstore/index.php.
Buona lettura! 🙂
