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Adozione: quando tradurre scalda il cuore

Molti anni fa, feci diverse traduzioni asseverate destinate a consentire ad altrettante famiglie di adottare bambini stranieri.

Già all’epoca, la soddisfazione fu grande quando tutto l’iter si concluse positivamente e, in un caso, due fratelli poterono raggiungere la nuova famiglia adottiva italiana.

Qualche giorno fa, uno di loro mi ha contattato perché necessitava di altre traduzioni.

Entrambi eravamo quasi commossi: lui perché aveva trovato i documenti con la mia firma e gli “faceva strano” che, dopo aver aiutato i suoi genitori, ora aiutassi anche lui e io perché so che quel bambino è ora adulto e felice nella sua seconda vita in Italia.

Vorrei quindi segnalare alcuni siti con tante informazioni utili sia a chi desidera intraprendere questa strada, che al traduttore alla ricerca della terminologia più appropriata.

La Commissione per le adozioni internazionali

In Italia, la Commissione per le adozioni internazionali è l’autorità centrale per la Convenzione dell’Aja, i cui compiti, composizione, organizzazione e funzionamento sono disciplinati dal regolamento approvato con il DPR n. 108 dell’8 giugno 2007.

Il sito è davvero ben fatto ed è anche disponibile in versione inglese, dalla quale emerge subito una curiosità, se così la vogliamo chiamare:

si parla di intercountry adoption e non di international adoption.

Il termine intercountry è proprio quello utilizzato dalla HCCH, ovvero la Hague Conference on International Private Law, la Convenzione dell’Aja del 29 maggio 1993 ratificata in Italia dalla legge n. 476 del 31.12.1998.

La HCCH è un’organizzazione intergovernativa, il cui mandato è

the progressive unification of the rules of private international law” (Art. 1 of the Statute)

Nell’ambito del suo mandato, si occupa anche di tutela dei minori e cooperazione in materia di adozione internazionale.

Sia il sito della Commissione italiana che quello della HCCH sono una miniera terminologica, grazie alla disponibilità di vari testi tradotti in più lingue; a questo link, ad esempio, sono riportate le versioni italiane di moltissimi documenti.

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Lo stato di abbandono

Parlando di terminologia, il concetto dell’abbandono, uno dei criteri presi in esame durante il processo di adozione, è a mio avviso molto interessante da approfondire quando lo si deve tradurre in inglese.

Innanzitutto definiamo il concetto: con abbandono s’intende “la situazione in cui si trovano i bambini privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori e dei parenti tenuti a provvedervi.”

In inglese, tutti conosciamo il sostantivo “neglect“, la cui definizione fornita dal buon Cambridge dictionary è “a situation in which you do not give enough care or attention to someone or something, or the state of not receiving enough care or attention“.

Se si parla di “child neglect”, l’italiano parla però di trascuratezza.

Tutte le fonti normative da me consultate utilizzano l’espressione “state of abandonment“.

La definizione e l’etimologia del termine abandonment inducono a pensare che sia un termine quasi “generico” e che significhi semplicemente “the act of leaving someone or something or of ending or stopping something, usually forever”, come dire essere abbandonato nel senso di lasciato solo.

In questo uso specifico, però, non è così, il minore in questione non è necessariamente orfano.

Conclusioni

Tradurre di moto è sicuramente la mia più grande passione, ma sapere che il mio lavoro può in qualche modo aiutare un bambino non mi “diverte” come nel primo caso, ma mi dà una soddisfazione ancora più grande che non so spiegare a parole.

6 commenti su “Adozione: quando tradurre scalda il cuore”

  1. Nel procedimento adottivo che mia moglie ed io abbiamo affrontato abbiamo spesso affidato i nostri documenti in Italiano a dei traduttori professionisti, affinché fossero poi letti, in Francese, dalle autorità locali.
    E’ bello sapere che ci sono professionisti scrupolosi come te, che fanno in modo che il significatovero, il concetto da esprimere, non sia una cosa meccanica.
    Grazie

  2. Ciao Irene,che piacere leggerti, oggi ho compreso quanto l’uso della parola non corretta possa essere interpretata male specialmente in situazioni delicate come quelle di una adozione.
    Grazie
    Chiara

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