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Blue jeans: il blu di Genova alla conquista del West!

Chi mi conosce anche solo un poco sa quanto io sia profondamente legata alla mia città, alla sua storia, alla sua squadra di calcio; se solo noi genovesi fossimo capaci a “vendere” le nostre qualità e quelle della nostra terra chissà quali risultati potremmo raggiungere!

Per fortuna, non è sempre stato così. In passato, Genova era sinonimo di flotta commerciale, di mercanti, era rispettata e temuta nel Mediterraneo, era una città viva e importante. Qui nacquero le prime banche, il gioco del lotto, i cognomi (!), il Genoa della nautica (un particolare tipo di vela triangolare simile a un fiocco) e, seppur non nella forma attuale, anche i blue jeans!

Dal bleu de Gênes al dènim, ai famosi pantaloni a cinque tasche

La settimana di eventi legati a “Genova jeans” appena conclusa mi ha dato lo spunto per qualche riflessione. Curiosando alla ricerca dell’etimologia di questi termini, quasi si sovrappongono. Il blu di Genova indicava originariamente un tessuto molto robusto utilizzato per vele e teloni.

Il termine jean pare derivi da una storpiatura dell’antico termine Jeane o Jannes utilizzato per indicare la città di Genova e dalla conseguente pronuncia inglesizzata del più recente termine francese Gênes. Jeane era il nome scritto su molti carichi di fustagno e altre stoffe che giungevano a Londra all’epoca della repubblica marinara.

Altre fonti fanno provenire il tessuto impiegato per fabbricare i pantaloni dei marinai dalla Provenza, più precisamente da Nîmes e il termine denim, infatti, è proprio la contrazione di “de Nîmes“. Il tessuto era dunque di origine provenzale, ma l’utilizzo fatto per realizzare pantaloni robusti è tutto genovese!

Jacob Davis e Levi Strauss

Sono stati questi due signori a realizzare il particolare modello di pantaloni che noi tutti chiamiamo semplicemente blue jeans nella seconda metà dell’800 brevettandolo e commercializzandolo tramite la Levi Strauss & Co.

Fu un tale successo che, in tutti i romanzi in lingua inglese che ho letto, il personaggio di turno indossa un paio di Levi’s, non di jeans!

Un piccolo inciso: una delle caratteristiche che mi fa “impazzire” dell’inglese è come da marchi di particolare successo si creino verbi e sostantivi, che diventano poi d’uso comune nella lingua di tutti i giorni. Un altro esempio? To xerox con il significato di fotocopiare, ovviamente.

I Nietenhosen tedeschi

In tedesco, oltre al termine Jeans o Jean, esiste anche quest’altra parola, che letteralmente vuol dire “pantaloni con rivetti“, ovvero la caratteristica principale del modello brevettato negli USA, i rivetti in rame usati come rinforzo.

Conclusioni

Campanilismo a parte, sono sempre molto affascinata dall’etimologia e dalla storia delle parole, da ciò che rappresentano nella cultura popolare. In fondo, siamo anche ciò che diciamo, come dice il buon Emil Cioran nella mia homepage in una frase che trovo azzeccatissima.

P.S. Se qualcuno si chiede che quadro sia quello nell’immagine, si intitola “Piccolo mendicante” ed è di un pittore anonimo del XVII secolo chiamato per convenzione “Maestro della tela jeans” o “maestro della tela di Genova”: visto che bel giubbotto indossa?

2 commenti su “Blue jeans: il blu di Genova alla conquista del West!”

  1. ci deve essere anche una affinità familiare, anch’io amo molto l’etimologia delle parole, in tutte le lingue (che conosco!) una chicca dal “sango” la lingua veicolare del Centrafrica : koua vuol dire lavoro, ma anche morte…. complimenti per i tuoi interessanti articoli, cara nipote zia Marialuisa

  2. Grazie!!! Sì, sicuramente sarà genetica. Interessante davvero quanto mi dici di questa lingua africana… chissà come mai… sono quelle classiche cose che mi piace approfondire, per cui proverò a cercare.

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